sabato 27 novembre 2010

taller con famiglie dannificate/talleres con familias damnificadas

carissimi,
nell'ambito della sistematizzazione dell'esperienza di ricostruzione in Tambo de Mora si è svolto venerdì scorso un taller con alcuni abitanti del paese; praticamente con due gruppi differenti, uno che si è reubicato in un' atra zona della città (Nuovo Tambo de Mora) e un secondo gruppo di gente che dopo il terremoto e la conseguente distruzione delle proprie case, ha deciso per differenti motivi, di rimanere nella cosidetta zona rossa (una zona dove è pericoloso abitare e sconsigliato ricostruire); le riflessioni nel taller e gli scambi tra i due gruppi hanno evidenziato una volta in più, come rimarcato anche nei report mensili del progetto o in tante presentazioni dello stesso in differenti ambiti, quante ferite sono ancora aperte nella popolazione e come Tambo de Mora, dopo il terremoto, si sia diviso quasi in due città distinte, ognuna con le sue aspettative, i suoi sogni e le sue preoccupazioni: la Tambo di quelli che si sono ritrasferiti e hanno ricostruito le loro case (e attraverso di esse la loro vita) e la Tambo di quelli "dimenticati" dalle autorità e dalle istituzioni per aver deciso di vivere in una zona non adeguata, che continuano a rimarcare e denunciare quel senso di abbandono che hanno sperimentato. Tutto questo ci deve fare riflettere ancora di più su quanto sia importante l'accompagnamento psicologico e l'intervento psicosociale in casi di disastri; soprattutto come sia necessario pianificare la reubicazione (forzata) considerando (tra gli altri) l'aspetto psicologico. L'impressione è che alcuni si porteranno sempre dentro questa frustrazione (che ancora dopo tre anni non riescono spesso a verbalizzare e che solo trova rappresentazione in un gran pianto) come la ennesima ferita aperta che non cicatrizzererà facilmente.

queridos/as,
en el marco de la sistematizaciòn de la experiencia de reconstrucciòn de Tambo de Mora, el viernes pasado se ha ejecutado un taller con algunos pobladores; es decir con dos grupos, los que se han reubicado en otra parte del pueblo (Nuevo Tambo de Mora) y los que despues del terremoto y la destruccion de sus viviendas decidieron quedarse en la zona roja (una zona donde es peligroso vivir y se sugiere no reconstruir viviendas); una vez màs las conversaciones y los intercambios en el taller han resaltado, como se remarco en los informes mensulaes del proyecto asì como en las presentaciones del mismo en algunos eventos, las heridas abiertas que estan presentes en la comunidad y como la misma Tambo, luego del terremoto, casi se haya repartido en dos ciudades, cada una con sus expectativas, sueños, preocupaciones: la Tambo de los que se reubicaron y reconstruyeron sus viviendas (y simbolicamente sus vidas) y la Tambo de los que fueron "olvidados" por autoridades e instituciones por haber decidido vivir en una zona no adecuada, que siguen denunciando ese sentido de abandono que sintieron. Todo esto debe llevarnos a reflexionar mucho màs sobre la importancia de la intervenciòn psicosocial y el acompañamiento psicologico en caso de desastres; sobre todo cuanto es importante planificar la reubicacion (forzada) considerando (entre otros) el aspecto psicologico. La percepcion es que algunas de las familias se lleveran siempre dentro esta frustraciòn (que todavia despues de tres años no consiguen verbalizar y que solo encuentra expresiòn en un llanto) como fuera la enesima herida abierta que no va a cicatrizarse facilmente.

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