Amici, giá si sta consumando il rito democratico delle elezioni anche se con gli attuali candidati ci si chiede che valore abbia l'aggettivo "democratico". Nelle ultime settimane il piu votato nei sondaggi, l'ex presidente Toledo Manrique, é caduto vertiginosamente nelle preferenze degli elettori e i suoi voti si sono ridistribuiti tra il candidato della sinistra, l'ex comandante Ollanta Humala e il nuovo candidato della destra finanziera e metropolitana, l'economista e lobbysta e di nazionalitá statunitense Pedro Pablo Kuczinsky (quest'ultimo, spudoratamente aiutato dai giornali piu importanti a tiratura nazionale). Nelle ultime inchieste, che non si sono potute pubblicare sui media di comunicazione, Kuczinsky aveva gia scavalcato Toledo nelle preferenze e si posizionava al terzo posto. In questi giorni si é evidenziato cio che tutti temevano: la candidatura di Kuczinsky non ha fatto altro che disperdere il voto dell'elettorato democratico poiché sia lui che Toledo che Castañeda (ex sindaco di Lima) hanno pescato negli stessi settori dell'elettorato. Tra Kuczinsky e Ollanta (stabile in prima posizione secondo gli ultimi sondaggi al 30,1% e che raccoglie il voto dello scontento popolare) in seconda posizione si trova la congressita e figlia del ex dittatore Fujimori, giá condannato per violazione dei diritti umani quasi due anni fa e che spera sinceramente di essere scarcelato dalla figlia una volta arrivata alla presidenza (peraltro questo é l'unico punto chiaro del piano di governo dei fujimoristi, scarcerare il padre-padrone del loro movimento). Keiko Fujimori é stabile nei sondaggi con il suo 22% (si é mantenuta tra il 18 e il 22% per tutta la durata della compagna) che evidenzia uno zoccolo duro di seguitori del fujimorismo, ereditá della politica populista e ipocritamente demagogica di suo padre. La stessa Keiko é stata al fianco del padre in molte delle vicende punite dalla giustizia peruviana ma adesso sembra disconoscere le malefatte del governo di suo padre in un processo che ha dell'inverosimile nella misura in cui continua con la solita litania di aver sconfitto il terrorismo come se questo potesse giustificare tutto il male e la corruzione esercitata dal governo fujimorista (ma in molti se lo credono...).
Se, come tutto lascia prevedere, si andrá a un ballottagio tra la figlia di un ex dittatore che ha segnato uno dei governi piu oscuri e corrotti nella storia della democrazia peruviana e un ex comandante dell'esercito, coinvolto in casi di violazione dei diritti umani, e che in questa campagna ha preso tutti gli elettori in giro presentandosi in veste nuova e meno estremista di 5 anni fa, il futuro della democrazia in Perú é seriamente in pericolo, intendendo con democrazia non la presenza formale delle istituzioni che concorrono a formarla quanto la reale possibilitá di esercitare le loro funzioni e non saranno anni facili nemmeno per chi lavora coi diritti umani nel paese.
Ma proprio prendendo spunto da questo, la domanda che dobbiamo farci noi é come stiamo lavorando i diritti umani, e come é possibile che si crei uno iato tanto profondo tra cio che cerchiamo di dimostrare quotidianamente alla gente con cui lavoriamo e le scelte politiche di questa stessa gente (i settori socioeconomici D ed E son quelli che preferiscono maggiormente Keiko o Humala). Con questo ballottagio tanto catastrofico (Mario Vargas Llosa lo ha definito scegliere tra un tumore maligno/Fujimori e l'AIDS/Humala) davanti, non ci resta che rivedere anche il nostro modo di "fare politica" attraverso il lavoro con i piu bisognosi anche perché é chiaro che il mondo delle Ong e dei diritti umani appare una nicchia separata e esclusiva, molto distante da ció che pensa/vive realmente la gente; anche se esperienze positive come quella della vittoria del nuovo sindaco di Lima, Susanna Villaran, donna di una traiettoria importante nel seno della sinistra progressista, devono darci la forza per andare avanti. Pero é importante anche farsi un esame di coscienza e premere maggiormente per azioni e progetti che possano avere elementi di incidenza politica effettiva, per operare un reale cambio educativo e formativo nella popolazione. Infine in un contesto democratico tutti facciamo le spese di cio che va contro la democrazia; in queste elezioni l'APRA, attualmente al governo, non ha candidato e grida allo scandalo per difendere il sistema democratico minato dalla candidatura estremista di Humala; peró nessuno ha gridato allo scandalo quando in questi 5 anni di governo non si sono ridistribuite realmente le ricchezze generate dal paese e si é data mano libera alla corruzione. Anche l'APRA é responsabile di questo voto dello scontento popolare che sostiene Humala e non puó chiamarsi fuori dalle sue responsabilitá politiche, perché cosi funziona in un sistema che si dice democratico e prima o poi tutti quelli che stanno dentro il sistema, che abbiano avuto l'accortezza di monitorare o no le azioni dei propri governanti, ne pagano le conseguenze.
Spero di darvi notizie migliori...domani.
a presto
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